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La
storia di Atella è
stata condizionata in maniera notevole dai
terremoti che si sono abbattuti nella zona
nel corso dei secoli.
La cittadina, che già a pochi anni
dalla sua fondazione aveva dovuto sopportare
le conseguenze dei movimenti tellurici avvenuti
nel 1343 e 1348, venne gravemente danneggiata
dal sisma del 5 settembre 1456.
Cento anni dopo, il 19 agosto 1561 vi fu
un altro disastroso terremoto. In quell'occasione
cadde "il Monistero di S.Agostino"
- con ogni probabilità allora, nella
ricostruzione del monastero, venne murato
l'affresco quattrocentesco della Madonna
Riparatrice di Atella, ritornato miracolosamente
alla luce, manco a dirlo, in occasione del
terremoto del 1851 - e vi furono anche quattro
morti.
Alla fine del Seicento - dopo che i terremoti
del 1600 e del 1654 fecero molti danni e
dopo che il sisma
del 5 giugno 1688 abbatté ventisette
case ed il campanile della chiesa di S.
Vito - la città fu sconvolta dal
"gran terremoto" dell'8
settembre 1694. Cento le vittime e numerosissimi
i feriti che fece quel sisma e ingentissimi
i danni che esso provocò alle strutture
urbane: negli appunti di Giustino Fortunato,
il famoso meridionalista profondo conoscitore
della storia della zona, si legge che rimasero
in piedi solo “quattro o cinque sottani
adibiti a magazzeni”.
Caddero in quella occasione la chiesa di
Santa Maria di Vitalba (i cui ultimi ruderi
rovinarono col terremoto del
1732), la chiesa di S. Eligio, il coro e
il campanile della Chiesa Madre, la chiesa
e il convento dell'Annunziata dei Domenicani,
il convento di S. Maria degli Angeli dei
Riformati (soltanto questo risorse, per
volere e a spese dell’Università,
il 1706). Il castello, già ampiamente
danneggiato, fu ulteriormente rovinato dalla
scossa verificatasi alle ore 22 di tre giorni
dopo.
Dopo il terremoto del 1694 non solo le Benedettine
di Atella, ma anche molti abitanti della
cittadina si trasferirono a Melfi che, seppure
anch’essa danneggiata, evidentemente presentava
migliori condizioni di vivibilità.
La città venne nuovamente danneggiata
dai terremoti del 1851, 1857, 1930 e 1980.
Testo
di Costantino Conte
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