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Per gentile concessione del Prof. Borzatti, docente di Paleontologia Umana presso l'Istituto di Antropologia dell'Università di Firenze, cittadino onorario di Atella

Il bacino di Atella: 10.000 strumenti di pietra
Il Vulture : nascita ed evoluzione

Clicca per ingrandireAttraverso un frattura marginale di quella che i geologi chiamano Fossa Bradanica., circa 800-750.000 anni fa, si ha una risalita di magma, da quale prende vita di quello che diverrà l’apparato vulcanico del Vulture.
Dalle prime fasi eruttive si sa poco: si sono ritrovate solo tracce di materiali vulcanici in sedimenti alluvionali.
Circa 750.000 anni fa inizia la vera e propria fase costruttiva dell’apparato vulcanico, caratterizzata da fasi esplosive, durante le quali vennero eruttati ceneri, lapilli e bombe, alternati a fasi effusive, nelle quali si ha l’emissione di lave. Questa attività si alterna a fasi in cui il vulcano è quiescente.
Intorno ai 600.000 anni fa inizia la fase distruttiva del vulcano, caratterizzata da un intensa attività parossistica, favorita dalla presenza della camera magmatica di grandi quantità di gas, essenzialmente vapore acqueo, anidride solforosa e anidride carbonica: parte del vapore potrebbe essersi originato in seguito all’incontro del magma con le falde freatiche superficiali.
Questa attività esplosiva , ovviamente non continua, durerà fino a circa 500.000 anni fa. Sul finire di questa fase sembra infatti che si sia instaurato un periodo di quiescenza abbastanza lungo, che vide gli ultimi momenti di vita del bacino lacustre di Atella, formatosi in seguito alla nascita del vulcano e modificatosi in dipendenza dell’attività effusiva stessa. Questo importante periodo si stasi sembra essersi verificato verso la fine della glaciazione di Mindel e coincidere con un evento climatico più temperato.
Clicca per ingrandireOggi l’apparato vulcanico, quiescente da quei lontani tempi, nonostante una ripresa di una ridotta attività ristretta alla sola area craterica (circa 130.000 anni fa), si presenta come un grande cono mancante della sua parte sommitale, persa con l’azione concomitante di un’ultima intensa fase esplosiva, avvenuta circa 500.000 anni fa, e di un probabile successivo collasso dell’area craterica: due piccoli invasi lacustri occupano attualmente la caldera (laghi di Monticchio ). La sua elevazione su una regione pianeggiante lo rende simile a un’isola che ha consentito a molte specie vegetali e animali di conservarsi nel tempo, grazie anche alla scarsa antropizzazione che lo ha interessato.
Il suo profilo, unito allo scuro colore della vegetazione sui brulli campi coltivati circostanti, giustifica la suggestione che ha suggerito agli antichi abitanti del luogo il suo nome, quello di un grande uccello predatore con le ali distese sul territorio.

Il bacino lacustre: origine ed evoluzione

Clicca per ingrandirePrima della formazione del Vulture i ricercatori hanno appurato che sul territorio era presente un fiume che scorreva in una valle orientata in direzione nord-sud e affluiva a nord del fiume Ofanto.
La formazione del vulcano sbarrò più volte nel tempo il corso di questo fiume, dando vita ad una successione di bacini lacustri inizialmente forse non di grandi dimensioni.
Furono le intense attività effusiva ed esplosiva, coincidenti con la fase più attiva di costruzione dell’apparato vulcanico,che sbarrarono in modo significativo la valle creando un grande lago.Questo si estendeva grossomodo dalle falde dei rilievi di Castel Lagopesole fino alla base meridionale del Vulture, raggiungendo in certi punti la larghezza di circa 7 chilometri.
Da questo momento in poi sembra che il livello delle acque lacustri abbia oscillato più volte in dipendenza di un’attività vulcanica crescente, in quanto il clima dell’epoca era di tipo arido e freddo e quindi poco poteva concorrere al riempimento del lago.
Questa seconda fase dell’attività del Vulture, che durò quasi 100.000 anni, fu Clicca per ingrandirecaratterizzata da un evento parossistico molto forte che probabilmente scaricò l’energia accumulatasi nella camera magmatica. A questo seguì un lungo momento di quiescenza durante il quale il bacino vide il livello delle sue acque stabilizzarsi e l’ambiente circostante arricchirsi di una vita vegetale e animale che fino ad allora deve aver trovato difficoltà a svilupparsi.
Circa 500.000 anni fa un ultimo evento parossistico riempì il bacino di ceneri e lapilli e produsse la tracimazione delle sue acque in corrispondenza dell’attuale Toppo dell’Orno, determinandone lo svuotamento.
Da quel momento il vecchio fondo lacustre cominciò ad essere aggredito dalle acque meteoriche che si incanalavano in un sistema idrografico, che ancora oggi è rappresentato dal corso dello Stroppito - Atella e dai suoi affluenti. Testimoni odierni di questa evoluzione morfologica sono le collinette piatte, costituite da materiale vulcano-lacustre, intagliate dai corsi dei torrenti attuali che si vedono percorrendo il bacino.

La preistoria del Bacino di Atella

Le più antiche testimonianze dell’uomo preistorico finora rinvenute in questo territorio risalgono al momento in cui il lago sembra denunciare la sua più lunga stabilità, ovvero quanto il Vulture entra nella sua più importante fase di quiescenza. Infatti circa 550-500.000 anni fa un gruppo umano, rappresentato da Homo erectus, è presente in quest’area: alcune orde di cacciatori esercitavano le loro attività venatorie lungo le rive del lago dove gli animali venivano ad abbeverarsi. Le caratteristiche somatiche principali di questi uomini si potrebbero così riassumere: tarchiati, di non alta statura, con i caratteri morfologici della testa individuabili in una fronte fortemente sfuggente, piccola capacità cranica, dei robusti aggetti ossei sopraorbitali, la faccia prognata, la mandibola senza mento.Dal punto di vista sociale si sa solamente che esercitava la caccia collettiva ai grandi mammiferi (uri, bisonti, elefanti, rinoceronti): aveva inoltre una certa versatitilità nella lavorazione della pietra pur essendo i manufatti tipici della sua cultura tipologicamente riconducibili ad un esiguo repertorio: amigdale, raschiatoi, denticolati e qualche altro non definito utensile.
Homo erectus frequenterà il territorio a più riprese, anche dopo la scomparsa del lago e al fine delle attività del Vulture. La sua presenza è documentata fino a circa 150-100.000 anni fa, anche se si conosce ben poco della sua tarda attività nel bacino di Atella, poiché gli insediamenti luoghi di sosta di questo periodo sono andati distrutti dall’intensa antropizzazione portata avanti sin da epoche storie.
A questo gruppo umano succederà, intorno agli 80-60.000 anni fa, un altro cacciatore, l’uomo di Neandertal, il quale ha lasciato in questa area poche testimonianze della sua presenza, sostanzialmente riconducibili a pochi utensili di pietra. Non è stato ancora chiarito perché le sue testimonianze siano documentate solo sporadicamente e soprattutto nei momenti più tardi del paleolitico medio (40-35.000 anni fa ) .
L’arrivo di homo sapiens dotato praticamente di caratteristiche simili a quelle dell’uomo Clicca per ingrandireattuale, è documentato da pochi ma tipici manufatti litici, collocabili fra i 32.000 ei 30.000 anni da oggi, i quali attestano delle battute di caccia occasionali. Dopo queste scarse testimonianze dell’inizio del Paleolitico superiore si ha, almeno in base alle ricerche fatte sin ora, un’assenza delle frequentazioni preistoriche in tutto il Bacino di Atella. Può darsi che le indagini future contribuiscono a colmare questa lacuna o perlomeno a spiegarla, visto che nemmeno lo studio sedimentologico ci viene per il momento in aiuto.
Questo vuoto di presenze umane si interrompe con l’arrivo di alcuni gruppi di cacciatori mesolitici circa 9.000 anni fa. Da questo momento, inquadrabile in un periodo culturale noto come Castelnoviano, l’uomo frequenterà in modo abbastanza continuo il territorio.
I cacciatori mesolitici, oltre a pochi oggetti litici caratteristici rinvenuti nel Btacino, lasceranno una delle più importanti testimonianze della loro espressione artistica rupestre: nell’ormai famoso riparo F. Rinaldi a Serra Pisconti compare una scena di cervidi al pascolo in una foresta di querce, realizzata in ocra rossa.
Per quanto riguarda la presenza dei primi agricoltori, che si associa al Neolitico antico, sono da mettere in evidenzia solo alcuni rarissimi rinvenimenti: un bulino tipico e pochi frammenti di ceramica impressa ad unghiate.
Rara la testimonianza di manufatti tipici dell’età del rame che consiste in frammenti in ceramica, strumenti di ossidiana importata dalle isole del mediterraneo e cuspidi di freccia in selce.
Altrettanto sporadiche sono le testimonianze dell’età del bronzo mentre le culture successive, che ormai si collocano nella storia, appaiono sempre meglio documentate.

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