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i terremoti, con la loro frequenza e le
distruzioni arrecate, hanno prodotto rilevanti
alterazioni al tessuto urbano e civile della
cittadina, invece effetti devastanti sugli
atellani e sulla loro capacità primaria
di utilizzo delle risorse hanno arrecato
nel corso dei secoli le virulente manifestazioni
della malaria.*
I dati certi sugli effetti di massa prodotti
ad Atella dalla malaria risalgono solo alla
fine dell'Ottocento, tuttavia è sicuro
che essi si manifestarono in zona ancor
prima che Atella nascesse, se causarono
la scomparsa di Vitalba prima, di Armaterra
dopo; se Atella venne costruita “non più
nelle bassure di una volta, ma sul più
alto della sponda destra (della sua fiumara)”,
nella speranza, risultata vana almeno fino
all’avvento nel secondo dopoguerra del d.d.t.
, di sfuggire alla maledizione del “mal’aere”;
inoltre, in maniera assai virulenta tali
effetti si manifestarono nel 1496, proprio
per le particolari condizioni che si realizzarono
in quell'estate.
Infatti le morti del conte di Montpensier
e di Ferrandino d'Aragona, avvenute per
una di quelle strane coincidenze di cui
è piena la storia a pochi giorni
di distanza l'una dall'altra, non possono
essere imputati ai frutti mangiati in abbondanza
dall'uno, ovvero agli eccessi sessuali dell'altro,
com'è stato scritto, ma piuttosto
alla infezione malarica contratta nel corso
dell'assedio, il quale si svolse proprio
nel periodo in cui l'infezione raggiungeva
nella città il punto più alto.
Secondo Nicola Tecce, medico condotto della
cittadina ai primi del Novecento , la
malaria ad Atella la malaria ad
Atella si manifestava col seguente andamento:"col
biancospino pungente fiorisce nel marzo
la malaria lieve, si associa alla fine
di maggio l'infezione estivo-autunnale ...
la curva si eleva nel giugno e discende
verso la fine di luglio; si rieleva man
mano poi nell'agosto, raggiunge il fastigio
nel settembre e primi di ottobre per acme
delle (infezioni) estivo-autunnali...".
L'insorgenza della infezione era favorita
dalla particolare posizione geografica della
città, dalla natura e dalla storia
geologica del suo territorio.
Posta nel punto più basso di una
conca del fondo pressoché pianeggiante
(l’antico paleolago creatosi in seguito
alla formazione del Vulture), circondata
da monti che la riparano dai venti settentrionali,
Atella ha un territorio, ricco di sorgenti,
composto per lo più da terreni argillosi,
e quindi poco permeabili. Questa la causa
dell’umidità del suo clima.
“... in primavera e in autunno ...
- scriveva nel 1903 Francesco Martirano
-, ma anche in estate, scendendo da
Rionero nella sottostante Atella, si vede
al mattino, in fondo alla vallate dove sorge
il paese, una densa nebbia che avvolge ogni
cosa e par che stia ancora ad indicare i
confini dell’antico bacino lacustre, che
sono oggi quelli della zona malarica, o
per lo meno del territorio dove la malaria
è più intensa”
Essendo
lambita da numerosi corsi d'acqua, veniva
"... igienicamente danneggiata
... dall'umidità che costante sprigionasi
dalla fiumara ... ed affluenti ... dal caldo
estenuante dei mesi estivo-autunnali ...
dallo scirocco afoso ... Queste condizioni
climo-telluriche... rappresenta(va)no l'
optimum biologico dell'habitat delle larve
dell'anopheles, determinando la persistenza
e virulenza dei parassiti malarici, fiaccando
non poco e predisponendo l'organismo umano
alle recidive".
L'intervento dell'uomo
poi, nel corso del tempo, aggravò
tali condizioni. In particolare, la diffusione
della cerealicoltura, imposta in certi periodi
dall'aumento della pressione demografica
sul territorio e resa conveniente dall’alta
produttività nei primi anni di messa
a coltura, si realizzò, infatti,
a danno dei boschi (regno dei briganti
di tutte le epoche), delle macchie e dei
saldi, che caratterizzavano il paesaggio
circostante la città, soprattutto
in passato.
Solo l’avvento del d.d.t., oltre al progressivo
miglioramento delle condizioni igieniche
ed economiche, hanno portato alla scomparsa
dell’infezione.
Testo
di Costantino Conte
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