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----Home \ Conoscere Atella \ Cenni storici

Clicca per ingrandireAtella sorge al centro della Valle di Vitalba , l’ampia e pressoché pianeggiante vallata che si estende da Lagopesole al Vulture che prende il nome da un casale (VITALBA) che sorgeva su una collinetta (colle di S. Marco) vicina alla fiumara, scomparso alla fine del 1200.
La cittadina nacque tra il 1320 ed il 1330, nell’ambito della riorganizzazione demica voluta dagli angioini nel Regno di Napoli.

In quel periodo Giovanni d’Angiò , sestogenito di re Carlo II, conte di Gravina e signore di S. Fele, VitalbaClicca per ingrandire ed Armaterra, promise l’esenzione dalle imposte per 10 anni a coloro che si sarebbero trasferiti nella città che stava facendo edificare. La promessa ottenne l’effetto sperato.
Oppressi dalle angherie e prepotenze dei feudatari gli abitanti dei casali (Rionero, Caldane, S. Marco, Balvano, S. Sofia e S. Andrea) e dei castelli (Masona, Armaterra, Lagopesole, Agromonte, Montemarcone, Monticchio dei Normanni) circostanti li abbandonarono e si trasferirono in gran numero nella città che stava sorgendo.

Ancora nel Cinquecento “molte casate de Cittadini antiqui de Atella” erano conosciute col nome del casale di provenienza perché chi venne “ad habitare in Atella ... se piglio lo cognome della sua patria”, e una strada della città che “principia(va)... dallo castello ... e cala(va) dritta a bascio verso la Chiesia de Santo Vito et tene(va) grandezza et habitatione assai” era detta “strada dei casali” poichè “ge habitavano la gente delli casali ... che vennero ad Atella ad abitare”.

Clicca per ingrandireL’epoca certa di fondazione della città è quindi il Trecento. Tuttavia in passato si è creduto che Atella fosse stata fondata nel III sec. a.C. da profughi dell’omonima città campana, o che fosse sorta sulle rovine di un’altra città (Celenna) citata da Virgilio nell’Eneide. Queste ipotesi, che sembrano trovare conferma in alcuni ritrovamenti archeologici (una necropoli del IV sec. a.C.; un sarcofago d’epoca imperiale romana, oggi conservato nel Museo Nazionale di Napoli ), allo stato dei fatti sono prive di fondamento.
Per la volontà del fondatore, che volle la città “forte di mura e bella di vie simmetriche”, per la fertilità del terreno e per la “industria ed arte” dei suoi abitanti, Atella diventò un centro assai importante sia sotto il profilo economico che militare.

Nel Trecento e nel Quattrocento era una delle cittadine più ricche della Basilicata (pagava, infatti, più tasse di ogni altro paese della regione); numerose erano le chiese (oltre alle chiese parrocchiali di S. Maria, S. Nicola e S. Eligio , nel Quattrocento vi erano ad Atella le chiese di S. Leonardo; di S. Vito; di S. Francesco della Scarpa, detta anche del “Crocifisso” ; dell’Annunziata; di S. Maria degli Angeli ; di S. Caterina; di S. Giovanni, con annesso ospedale; di S. Maria di Perno in moenibus; di S. Martino; di S. Maria di Vitalba; di S. Aloia; di S. Felice) ed i conventi esistenti nel territorio cittadino (quello di S. Agostino, degli Agostiniani, presso la chiesa di S. Vito; dell’Annunziata, dei Domenicani, presso la chiesa omonima ; di S. Francesco della Scarpa, dei Francescani Conventuali, presso la chiesa del Crocifisso; di S. Maria degli Angeli, dei Francescani Regolari, cui nel Settecento successero i Cappuccini, presso la chiesa omonima; di S. Maria di Vitalba, dei Francescani Regolari, trasferitisi ai primi del Cinquecento a S. Maria degli Angeli, cui successero, sia pure per breve periodo, i Carmelitani; di S. Spirito, delle Benedettine di clausura; di S. Michele in Vulture, dei Benedettini prima, dei Cappuccini dopo, possessore in Atella di una “grancia”, o ospizio, con annessa l’innanzi citata Chiesa di S. Felice).

In quel periodo vi si svolsero importanti avvenimenti (gli assedi del 1361 e del 1496) ; i prodotti del suo territorio (cereali, formaggi, carni suine insaccate) raggiungevano importanti piazze del Mezzogiorno d’Italia; diversi atellani ebbero contatti con alcune corti principesche italiane.
Le cattive cure che le dedicarono i feudatari a partire dal Cinquecento, che scaricarono sulla cittadina e sui suoi abitanti il peso della fiscalità spagnola e del loro indebitamento; i numerosi passaggi di mano cui fu sottoposta (dopo essere stata a lungo feudo dei Caracciolo, Atella nel 1530 passò da Filiberto Chalon ad Antonio de Leyva, ai Gesualdo, a Giulio Cesare di Capua, a Giovan Battista Caracciolo della Gioiosa, ai Filomarino fino ai Caracciolo di Torella, che l’hanno posseduta fino all’eversione della feudalità) i terremoti (in particolare quello del 1694, che distrusse quasi completamente la cittadina); la malaria; la crisi delle attività economiche (agricoltura e allevamento), provocarono una progressiva decadenza della cittadina, che non ritornò più ai fasti di un tempo.

Testo di Costantino Conte