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Clicca per ingrandireNei primi secoli della storia della cittadina, a conferma della sua importanza anche militare, ad Atella si svolsero due importanti avvenimenti: gli assedi del 1361 e del 1496.

L'assedio del 1361 si inquadra nell'ambito dei contrasti e delle lotte che caratterizzarono il reame di Napoli durante il regno della regina Giovanna I. La instabilità fece sentire le sue ripercussioni su tutta la regione del Vulture: Rapolla, infatti, venne saccheggiata nel 1355, mentre Melfi sopportò cinque lunghi mesi di assedio.
Protagonisti dell’episodio furono Anichino di Bongardo, capitano di ventura che in passato aveva servito diversi principi italiani, e Niccolò Acciaioli, esponente di una famiglia di banchieri fiorentini che per l'appoggio finanziario dato ai reali di Napoli era diventato gran siniscalco del regno e dal 1348 feudatario di Melfi.

Anichino era sceso al sud con una folta schiera di mercenari su incitamento di Ludovico di Durazzo, secondogenito del fondatore di Atella, che insieme al re d’Ungheria contendeva il trono di Napoli a Giovanna I.
Lasciata Salerno, Anichino si era rifugiato a Melfi e da lì si era messo a devastare tutta la zona circostante. La defezione di alcuni mercenari lo spinse a raggiungere Atella e ad asserragliarvisi, mentre Ludovico raggiungeva Monte S. Angelo.
Per evitare alla regina ulteriori problemi, l’Acciaioli divise le sue forze. Con parte dell’esercito raggiunse Atella e la cinse d’assedio; il figlio Luigi, col resto delle truppe, andò ad insidiare il rifugio di Ludovico di Durazzo.
Acciaioli, costretto Anichino alla fame, espugnò Atella; il figlio invece conquistò Monte S. Angelo facendo prigioniero lo stesso Ludovico, che morì in carcere l’anno successivo.

Niccolò Acciaioli così in una lettera del dicembre 1364 ricorda l'avvenimento:

"Anichino con la "sua companea di predoni...die et nocte cavalcando e per vie peregrine si ridusse intro una terra di messer Loysi, que si clama Atella. Eo con displicenza sudendo, imperò que me pensava di trobarli in campo, di presente fui davanti alla terra predetta de Atella, la quale è forte assai...
e incitandoli a preliare con noi, e vedendo la loro rimissa contenenzia, io missi l'asseggio davanti la detta terra. Et ibi permanendo per ispazio d'alcuno dì, tanto che lo nostro campo fosse sì fortificato que eo potesse mandare parte della gente que meco era a fare la guerra a messer Loysi di Durazzo, et eo remanente nello detto campo allo asseggio della detta companea, mandai lo conte di Malta meo filio con parte della gente que meco era nella montanea di santo Angelo, ladove era lo dicto messer Loysi, a farlo astringere alla città dello detto monte ladove dimorava, et ita factum est; imperò che conbattendo in campo colla gente dello detto messer Loysi fu la detta gente per ipso sconficta et presa... lo decto Anichino con la sua companea soctu lo giogo del bandera degli miei signiori poveri et mendici derelinquendo lo dicto messer Loysi furono costrecti a umilmente uxire fore dello Reame, nello quale con tante superbe speranze erano discurrendo per tucto entrati".

Più di un secolo dopo, nel 1496 , si svolse ad Atella lo scontro decisivo Clicca per ingrandireper la conquista della leadership sul mezzogiorno d'Italia fra i francesi, che erano scesi nel Regno di Napoli favoriti dalla frattura latente tra la classe baronale e la corona, e gli spagnoli.
La costituzione di una potente lega antifrancese tra Spagna, Venezia, Papato, Ducato di Milano Ludovico il Moro e Impero Asburgico creò seri
imbarazzi a Carlo VIII , che aveva conquistato "col gesso" l'Italia meridionale.
Costretto a ritirarsi prima che gli venissero tagliate le vie di comunicazione con la Francia, Carlo VIII lasciò parte delle sue truppe, comandate dal duca di Montpensier, in Irpinia .Incalzato dalle forze della coalizione, Montpensier cercò allora di raggiungere i porti pugliesi e si fermò nel melfese.

Atella venne occupata dopo una trattativa e nonostante questo saccheggiata il 18 giugno 1946. Qui i francesi avevano maggiori possibilità di difesa e di controllo della via per Venosa da dove ricevevano i rifornimenti.
Precedute dall’avanguardia composta da truppe della Repubblica di Venezia, il 23 giugno giunsero sotto le mura di Atella le truppe della coalizione, che bloccarono la città per tre lati, occuparono la strada per Venosa e bruciarono alcuni mulini lungo la fiumara, per prendere i francesi per fame .
Risultati vano i tentatiti di rompere l'accerchiamento, nel corso dei quali i francesi sacrificarono molti uomini, il blocco divenne Clicca per ingrandirepiù duro dopo la resa di Ripacandida (8 luglio 1946), la distruzione dell'ultimo mulino che riforniva di macinato la città e dopo l'occupazione dalla chiesetta di S. Maria di Vitalba, difesa avanzata dei francesi a guardia della fiumara.

Ridotto alla fame, sottoposto a cannoneggiamenti continui e senz'altra via di scampo, il 14 luglio Montpensier avviò le trattative per la resa, che si conclusero il 20 luglio con una intesa. In base ad essa i Francesi, non avendo soccorsi dal loro re nel giro di un mese (termine poi ridotto a 19 giorni), avrebbero lasciato Atella, addandonandovi armi e munizioni, e rinunciato alle conquiste fatte in cambio della vita e della possibilità di ritornare in patria.
Iniziato il 23 giugno, l'assedio di concluse il 2 agosto con grande sollievo della popolazione che per tutto questo tempo patì stenti inenarrabili.
E' interessante notare come tra i due assedi, che accadono a più di cento trenta anni di distanza, vi siano diversi elementi di somiglianza.
Anzitutto la circostanza che gli assedianti giochino con gli assediati (Anichino prima e Gilbert de Bourbon e Virginio Orsini poi) come il gatto col topo.
Essi utilizzano infatti una tattica di sfiancamento, di logoramento, fatta di operazioni di disturbo in attesa della occasione propizia, che faceva leva sulle discordie che sarebbero venute naturalmente emergendo all'interno di una compagine composita come quella guidata da Montpensier e che alla lunga si rivelerà vincente.
In secondo luogo la circostanza che gli assedianti tagliano le vie di comunicazione con i possibili centri dai quali potevano venire aiuti agli assediati, che sono così costretti a cedere per la penuria di viveri.
Inoltre le defezioni e le divisioni fra le forze assediate. Se Anichino "per certe dissensioni" perse nel 1361 il sostegno di un gruppo di 400 soldati ungheresi che finirono "per pecunia" con l'accordarsi con Niccolò Acciaioli, nel 1496 le fughe da Atella erano, come risulta dalla documentazione dell'epoca, pressoché quotidiane.
Da ultimo, la circostanza per cui i due vincitori, Luigi di Taranto e Ferrandino d'Aragona, poterono godere per breve tempo della vittoria conseguita in quanto morirono a poche settimane da essa.

In ricordo di questi due avvenimenti, nello stemma di Atella compare una leonessa, simbolo di fortezza, che regge con la zampa destra sollevata una palla di cannone.